ARRIVANO I ROBOT-COLLEGHI

ARRIVANO I ROBOT-COLLEGHI

access_time 2 anni ago chat_bubble_outline 0 comments

Si chiamano “cobotics”, metà “collaboratori” e metà “robot”, costruiti per migliorare la cooperazione tra l’uomo e la macchina, le condizioni di lavoro e la competitività.

Diciassette ingegneri dell’Istituto per la Ricerca Tecnologica (IRT) stanno lavorando su molteplici progetti innovativi, alcuni dei quali sono riservati. La loro missione: progettare macchine in cui le prestazioni tecniche e l’intelligenza umana possano agire simultaneamente.

Questo ramo emergente nel settore della robotica, ha l’obbiettivo di migliorare la qualità della cooperazione tra l’uomo e la macchina, principalmente nell’ambito lavorativo. L’iniziativa si chiama cobotics (“robotica collaborativa”) ed è nata in Francia da pochissimo tempo, anche se dai primi risultati ottenuti sembra destinata ad avere un futuro promettente. «Il robot è solido, robusto, ripetibile, ma…stupido! Gli esseri umani sono esattamente il contrario» sostiene in un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Croix, Alexis Girin, capo del team di ricerca robotica “cobotics” della IRT.

La prima azienda ad interessarsi al proggetto è la STX Europe, un’azienda norvegese-sud coreana attiva nel settore delle costruzioni navali che quotidianamente si occupa della saldatura di grandi blocchi di acciaio. «Questi blocchi sono così grandi che i saldatori devono lavorare sui ponteggi», spiega Alexis Girin. Quindi progettare un robot in grado di salire verticalmente su un blocco, utilizzando tracce magnetiche per eseguire una regolare linea di saldatura sarebbe una gran cosa. «Resta comunque fondamentale il ruolo dell’uomo per regolare la macchina, riprodurne i movimenti e programmare le saldature stesse», afferma l’ingegnere.

Un altro progetto in corso riguarda Airbus, costruttore europeo di aereomobili, riguardante una piattaforma amovibile capace di spostarsi sulla linea di montaggio di un apparecchio per rimuovere dai motori il minimo ostacolo, finanche un singolo filo. «È il robot che si adatta all’uomo e non il contrario», dice Alexis Girin.

A breve una collaborazione con la Renault, per un braccio articolato da utilizzare nell’assemblaggio delle vetture.

Queste tecnologie consentono di delegare i compiti più difficili alla macchina, dal più pericoloso a quello più semplice, lasciando all’uomo solamente quelli che richiedono il suo valore aggiunto.

«Presto, gli operai nel kit di lavoro, troveranno un tuta blu, scarpe antinfortunistiche e un “cobot”», prevede Alexis Girin, e ciò non avverrà con il fine di sostituire l’essere umano, assicura il ricercatore, ma per migliorare le sue condizioni di lavoro accrescendone di conseguenza la competitività.

È comunque inevitabile che una seria riflessione non susciti quantomeno qualche interrogativo al riguardo. Per esempio: il fine è realmente quello di “aiutare” l’essere umano senza sotituirlo? Quanto è positivo deresponsabilizzare un operaio dal punto di vista lavorativo? perchè tutti sono consapevoli che le macchine possono subire guasti o malfunzionamenti a cui non è possibile rispondere sempre in prima persona. E infine, chi garantisce che il vero scopo non sia invece solamente quello della competitività, specialmente in un contesto economico critico come quello attuale, che mette in condizioni le aziende di rimanere sul mercato reggendo la concorrenza, riducendo in tal modo però il tutto ad una questione di business? Non rimane che seguire dunque l’evolversi della vicenda vigilando e sperando che la ricerca si evolva sempre in maniera equilibrata nel rispetto dei criteri scientifici e della dignità dei lavoratori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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