GARANTITO IL FINANZIAMENTO PER LA “PILLOLA ANTI-HIV”

GARANTITO IL FINANZIAMENTO PER LA “PILLOLA ANTI-HIV”

access_time 2 anni ago

Il farmaco preventivo

È etico finanziare con il denaro della sanità pubblica un farmaco costoso “anti-HIV” da somministrare a soggetti sani che intendono avere rapporti sessuali senza protezione con persone che hanno già contratto il virus? Il Comitato di Bioetica Spagnolo, l’organo consultivo del Governo che affronta i problemi etici sollevati dal progresso della ricerca e della tecnologia, nel suo ultimo rapporto riconosce che si è trattato di una decisione “complessa”, ciò nonostante “non ci sono più argomenti da concordare”.

La decisione arriva in un momento in cui la Spagna deve decidere se autorizzare quella che popolarmente è conosciuta come la “pillola anti-AIDS”.

In gergo medico si parla di “PrEP”, profilassi pre-esposizione, una terapia che consiste nel dare una pillola al giorno chiamata “Truvada”, un farmaco contenente due principi attivi, emtricitabina (200 mg) e tenofovir disoproxil (245 mg), impiegato per il trattamento di adulti non infetti sottoposti al rischio di un probabile contatto col virus. In questi casi, il farmaco sarebbe in grado di neutralizzarlo.

Sesso non protetto

Il prodotto è raccomandato con altri metodi di prevenzione come i profilattici. In realtà chi usa questo antiretrovirale come un metodo di prevenzione fa a meno degli altri mezzi praticando perciò rapporti sessuali non protetti, il che aumenta il rischio di contrarre altre infezioni a trasmissione sessuale come la sifilide o la gonorrea, attualmente in continuo accrescimento.

Truvada è un farmaco ormai noto e sufficientemente testato. Ha superato la diffidenza iniziale dopo aver completato con successo i primi test clinici nel 2010. È stato accertato che funziona correttamente ed è effettivamente in grado di prevenire l’HIV. Gode del sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo ha consigliato soprattutto nel caso dei rapporti omosessuali. Ha anche il supporto di varie agenzie di regolamentazione negli Stati Uniti e in Europa che hanno deciso di autorizzarlo a tutti gli effetti come farmaco di prevenzione.

«Da un punto di vista scientifico, nessuna obiezione. Gli effetti collaterali sono bassi e controllabili quando ci si sottopone ad un controllo medico», spiega Juan Carlos López, membro del “SEISIDA” (Società Interdisiplinare Spagnola che si occupa della sindrome da immunodeficienza acquisita – AIDS), specialista in Malattie Infettive all’Ospedale Gregorio Marañón di Madrid. Conferma contemporaneamente però che questa strategia preventiva potrebbe concretamente «accrescere i casi di infezioni sessualmente trasmissibili».

500 euro al mese

Il dibattito sull’autorizzazione verte anche sull’aspetto economico. Il trattamento è costoso, soprattutto se confrontato con il prezzo di una scatola di condom. Un pacchetto di Truvada da utilizzare per un mese può costare 500 euro. Questo rappresenterebbe un serio ostacolo per i sistemi sanitari pubblici che decidessero di garantirne la copertura.

Le ragioni del Comitato di Bioetica Spagnolo

Gli argomenti presenti nel rapporto che portano a sostenere una posizione favorevole nei confronti del farmaco da parte degli esperti del Comitato, vertono su questioni come: «Il fallimento delle strategie attualmente presenti per l’eliminazione radicale del virus; L’assenza di misure alternative che consentano di raggiungere gli stessi risultati di prevenzione; La particolare attenzione da prestare soprattutto ai gruppi vulnerabili; I cambiamenti della percezione sociale sul rischio di HIV e la tutela della salute collettiva».

Altre agenzie hanno difeso questo punto di vista con l’idea di tutelare prevalentemente gli individui ad alto rischio di infettività, quali ad esempio i tossicodipendenti, transgender e gli uomini con più partner sessuali che non preferiscono utilizzare gli strumenti classici di prevenzione.

Lo stesso Comitato nella relazione ritiene infine “indispensabile” che il finanziamento pubblico sia accompagnato dallo sviluppo di altre misure volte a combattere il rischio di trasmettere sessualmente il virus dell’AIDS. Simultaneamente sostiene che: «Nel contesto di una strategia globale di prevenzione, è fondamentale sottolineare l’importanza della consulenza per la salute sessuale unitamente al monitoraggio di routine a cui devono sottoporsi le persone che ricevono il farmaco».

Qualche interrogativo etico

– Se la somministrazione del medicinale ha solo una finalità preventiva, che cosa lo rende realmente differente dal preservativo?

– Cosa pensare del fatto che il possibile aumento di altre malattie veneree sessualmente trasmissibili porterebbe all’utilizzo di altri farmaci per fronteggiarle?

– Assicurare la copertura dei costi con il denaro della sanità pubblica ad una categoria di pazienti piuttosto che ad altre talora anche con necessità più rilevanti, non richiederebbe se non altro una maggiore chiarezza sui criteri impiegati nella scelta effettuata?

Se appaiono indiscutibili le finalità scientifiche del prodotto, opinabili sembrerebbero essere invece le strategie etiche ed economiche, più attente talvolta a favorire i colossi farmaceutici piuttosto che i reali bisogni della persona umana.  

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