“BENVENUTI IN BELGIO: IL RE, LA LEGGE, LA LIBERTÀ…L’INFANTICIDIO”

“BENVENUTI IN BELGIO: IL RE, LA LEGGE, LA LIBERTÀ…L’INFANTICIDIO”

access_time 2 anni ago

di Samuel Pisani -Bioeticista-

Notevoli, leggiadre, eleganti le parole della Brabançonne, inno nazionale belga che recita così: «La tua invincibile unità, avrà per motto immortale: Il Re, la Legge, la Libertà!».

Che terra il Belgio! Stato membro dell’Unione Europea dotato di ben tre lingue ufficiali, olandese, francese, tedesco e di una capitale come Bruxelles, considerata centro strategico per ospitare diverse istituzioni quali la Commissione europea, il Consiglio dell’Unione Europea, una delle tre sedi del Parlamento Europeo ed il quartier generale della NATO.

Che posto il Belgio! Regno che aspirò a mantenere una politica neutrale fino alla fine della seconda guerra mondiale, messa da parte però quando d’un tratto decise di entrare nella Comunità Economica Europea, abbandonando perfino quella colonialista, ma solo nel 1960, con l’indipendenza del Congo che di belga non aveva granché, ma che tuttavia contribuì ad accrescerne principalmente, e perché no, anche forzatamente, la sua economia attraverso le materie prime ed i diamanti che non a caso fecero di Anversa il maggior centro di lavorazione dei medesimi.

E come dimenticare le “gaufre”, in altri posti note anche come wafel, le “frites”, ovvero le patatine fritte che proprio qui furono ideate, e l’eccellente numero e varietà di birre. Come non citare la Grand Plase e l’Atomium di Bruxelles, i centri storici di Gante e di Bruges e le personalità illustri partoriti da questa terra quali l’Imperatore Carlo V, il premio Nobel Maurice Maeterlinck, il pittore René Magritte, l’antropologo Claude Lévi-Strausse, l’attore Jean-Claude Van Damme e per finire re Filippo. Ebbene sì, il regnante di questa terra che nonostante si fregi di essere all’avanguardia è ancora governata da una monarchia parlamentare che però si è dimostrata fondamentale per cercare di accaparrarsi l’ennesimo primato il 17 settembre 2016, eseguendo finalmente la «la legge del 28 maggio 2002 relativa all’eutanasia estesa ai minori» approvata il 13 febbbraio 2014. I punti salienti di questa normativa che non prevede la fissazione di un limite di età sono i seguenti: Il paziente deve essere un minore emancipato o dotato di attitudine al discernimento, cioè capace di intendere e di volere al momento della richiesta; deve essere in una condizione sanitaria senza speranza e la sua sofferenza sul piano fisico o psichico persistente e insopportabile, tanto da non poter essere alleviata in conseguenza di una causa fortuita o di una patologia grave e inguaribile. In aggiunta: quando il paziente è un minore non emancipato, si deve consultare uno psichiatra o uno psicologo e preventivamente un medico “super partes” specializzato nella patologia da cui è affetto l’ammalato, specificando le caratteristiche di gravità e di incurabilità della malattia, precisando i motivi della richiesta del parere e indicando le ragioni della consultazione. Il medico consultato deve prendere conoscenza della cartella clinica, visitare il paziente e garantire la capacità di discernere del minore redigendo una relazione concernente gli accertamenti effettuati. Il curante deve informare il paziente, parlare con i suoi rappresentanti legali, fornire tutte le informazioni previste e constatare la loro approvazione circa la richiesta del minore. Infine, dopo aver accolto la domanda di quest’ultimo, le persone interessate vengono informate dell’opportunità di un accompagnamento psicologico.

Successivamente il medico che ha ricevuto in consegna il documento inserisce tutto nella cartella clinica potendo dare il via all’esecuzione dell’atto. In seguito tutto sarà passato in rassegna dalla Commissione Federale di controllo e di valutazione di eutanasia, la quale è composta da sedici membri, nominati in base alla loro conoscenza ed esperienza in materia di competenza della commissione. Otto membri sono medici, cui almeno quattro sono docenti o professori emeriti in una università belga. Quattro membri sono docenti o professori emeriti di diritto in una università belga, o Avvocati. Infine gli ultimi quattro vengono scelti all’interno della comunità in qualità di rappresentanti di associazioni o strutture che si interessano dei problemi di pazienti con una malattia incurabile. L’obbietivo è quello di valutare le procedure e verificare se sono attinenti alla legge o meno. Solo nel caso in cui non fossero rispettate le condizioni previste dalla legge, la documentazione verrebbe inviata al Pubblico Ministero della città in cui il paziente è deceduto.

Ora, abituati a trovare previsioni sulla necessità d’autorizzazioni giudiziali nei diversi ordinamenti, talvolta anche per atti di non grande rilevanza, in questo caso, si può porre fine all’esistenza di una persona senza neanche un’autorizzazione giudiziale.

Tecnicamente i problemi che emergono e che dovrebbero essere affrontati urgentemente sono intanto due: dal punto di vista giuridico, appare quantomeno paradossale e assurdo, che vi sia una valutazione successiva, cioè ad eutanasia già eseguita, per giunta effettuata da un organo, ovvero la Commissione Federale, la quale sottrae alla magistratura ogni potere al riguardo. Ci sarebbe da domandarsi infatti se, nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto, basterebbe spostare l’attenzione sulla ricerca di “un solo colpevole” giustificando il tutto magari parlando di “errore” piuttosto che di “orrore” dal momento che il protagonista non è un oggetto, bensì una vita umana, che una volta eliminata non può essere più ricostituita.

Dal punto di vista bioetico, oltre ad introdurre nei fatti un inaccettabile concetto di vita privo di alcun tipo di valore, l’eutanasia, e ancora peggio, quella relativa ai minori, apparentemente descritta nel testo come possibilità di accrescere la “libertà” di scelta dei cittadini, sembra essere divenuta di fatto la preferenza di una piccola oligarchia, quella costituita nel caso indicato dalla classe medica, che si auto-affida la gestione del momento finale della loro vita, ritornando ai concetti arcaici del paternalismo, che si supponeva dapprima oltrepassato dal momento che risultava essere più vicino ad ideologie antiche, medievali e settecentesche ma soprattutto assolutistiche e in evidente contraddizione con il concetto di democrazia, compiendo così decisamente un passo indietro e in netto contrasto con i paventati slogan che inneggiano la tanto ambita indipendenza decisionale.

Ed eccoci qui, ancora una volta a scrivere e a discutere dei risultati di una corsa finita in maniera disastrosa, questa volta però senza alcun primato.

Niente primi ed ultimi posti. Ciascuno fermo ai box mentre l’unico veicolo in corsa girava disorientato premendo l’accelleratore in modo smisurato in una pista dove l’unica bandiera che si è vista sventolare “inaspettatamente” è apparsa essere bianca, senza scacchi e con una massima che recita più o meno così: “ABBIAMO PERSO TUTTI”.

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