CURE PALLIATIVE. MONS. PAGLIA: «IL PAZIENTE “INGUARIBILE” NON È MAI “INCURABILE”»

CURE PALLIATIVE. MONS. PAGLIA: «IL PAZIENTE “INGUARIBILE” NON È MAI “INCURABILE”»

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Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita nel saluto di apertura al congresso internazionale promosso giovedì e venerdì scorsi a Roma nell’ambito del Progetto Pal-Life dedicato alla diffusione e sviluppo delle cure palliative nelle diverse aree del mondo, ha espresso quanto segue:

«Ogni uomo, ogni donna, in qualsiasi condizione si trovino, hanno diritto ad essere prese in cura. […] Di qui l’urgenza di promuovere una cultura dell’accompagnamento che sola può contrastare quel narcisismo individualista che sta sempre più indebolendo, anzi corrompendo, il tessuto relazionale delle nostre società. Credo che le cure palliative – per lo stile di coinvolgimento che realizzano attorno al malato con medici delle diverse discipline, familiari e amici – mentre compiono un’alta opera umanitaria, contribuisce anche a ricostruire quella cultura solidaristica che rende umana la globalizzazione.

[…] E non dobbiamo sottovalutare un ulteriore rischio: quello di abbandonare il paziente nel momento in cui viene meno la possibilità di ottenere la guarigione. Se non possiamo guarire, possiamo ancora alleviare il dolore e la sofferenza e continuare a prenderci cura della persona malata. Il paziente “inguaribile” non è mai “incurabile”. Senza questa convinzione facilmente si cade o nell’abbandono terapeutico (“visto che non c’è più niente da fare, non vale la pena far nulla”) oppure nella deriva eutanasica (“conviene farla finita”).  Le cure palliative – mentre contrastano questi due rischi – aiutano la medicina a riscoprire la sua vocazione umanistica di difesa della dignità di ogni persona in qualsiasi condizione essa si trovi. L’esperienza ne offre larga conferma: alla base delle richiesta di eutanasia o di suicidio assistito ci sono sempre due paure, quella dell’abbandono e quella dolore. Ed è importante fare anche una precisazione per dissipare l’equivoco, presente soprattutto in certe aree linguistiche del pianeta, secondo cui le cure palliative sono un altro nome per dire “eutanasia”. Eutanasia e suicidio assistito non fanno parte a nessun titolo delle cure palliative».

La strada da percorrere dunque è quella che già Giovanni Paolo II descriveva con queste parole: «Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità!».

 

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