DONATORI DI SPERMA: “INDOVINA CHI?”

DONATORI DI SPERMA: “INDOVINA CHI?”

access_time 2 anni ago

Numerosi paesi occidentali vietano l’anonimato per il donatore di sperma. L’Italia non rientra fra questi. Tuttavia, molte persone insistono sul fatto che i bambini abbiano il diritto di sapere chi è il loro padre biologico mettendo l’industria del seme in forte difficoltà, la quale però nonostante tutto, continua imperterrita a fare il possibile per difendere la riservatezza dei donatori.

Le “Linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita” del 2015,  sostengono che la preparazione del campione seminale deve essere eseguita osservando le seguenti indicazioni:

«Il contenitore per la raccolta deve riportare i dati identificativi del soggetto interessato; in seguito deve essere registrato su una scheda apposita:

– Il periodo di astinenza osservato;

– il momento e il luogo della raccolta (con particolare riguardo per quei campioni che non vengono raccolti direttamente nel centro);

– il tempo intercorso fra la raccolta e la preparazione del campione;

– debbono essere, inoltre, registrati: i parametri del liquido seminale, il metodo di preparazione del campione includendo in dettaglio ogni eventuale variazione dal prodotto standard di laboratorio, i parametri spermatici post-preparazione;

– eventuale valutazione del liquido seminale da donare (sperm sharing) ai fini di procreazione assistita di tipo eterologo».

Tale donazione può essere effetuata dagli uomini di età compresa tra i 18 ed i 45 anni. Ogni donatore può contribuire alla nascita di un numero massimo di dieci vite per ridurre al minimo il rischio di un futuro e ipotetico incesto, anche se una coppia che in passato abbia già usufruito degli spermatozoi di un donatore per generare un figlio, potrebbe avanzare una seconda richiesta nei confronti dello stesso per procrearne un altro. Il numero dei bambini venuti al mondo è contenuto in un “Registro Nazionale” ideato appositamente per l’evenienza. L’anonimato è oggi assicurato dalla normativa in quasi tutti i casi, ad eccezione di uno specifico: “MOTIVI DI SALUTE DEL GENERATO”. In questa circostanza è possibile rintracciare il donatore del seme.

Compiuti poi i 25 anni di età, il concepito per mezzo di fecondazione eterologa ha la possibilità di conoscere l’identità del padre biologico. Il donatore viene ricontattato e, qualora lo desiderasse, potrebbe anche accettare di svelargli la propria identità. Un incrocio tortuoso a detta di molti professionisti che operano nel campo, perchè laddove venisse meno la volontà di quest’ultimo nell’accettare una simile richiesta, il rischio, oltre alle gravissime e più serie conseguenze psichiche e umane, è quello di riempire le aule dei tribunali di questi casi, riducendo ogni minimo aspetto all’ennesimo caso procedurale da risolvere.

E se l’Italia adottasse il modello del Regno Unito, in base al quale i bambini potrebbero incontrare il proprio padre biologico una volta compiuta la maggiore età prescindendo dal consenso di quest’ultimo? Il risultato immediato sarebbe una diminuzione del numero di donatori che, come avviene nella maggior parte dei casi non vogliono vedersi attribuiti alcun tipo di responsabilità ne probabili impegni derivabili dalla paternità, soprattutto se si parla di sostegno economico.

A livello nazionale, ciò non sembrerebbe costituire alcun tipo di problema dal momento che si evidenzia attualmente una carente donazione di spermatozoi, anche perchè a differenza di altri paesi la legge non prevede alcuna retribuzione economica ma solo “forme di incentivazione” di natura non remunerativa.

Pertanto adesso non converrebbe all’Italia eliminare l’anominato per evitare di peggiorare la situazione. A sostegno di tale posizione le recenti ricerche conseguite dal Professor Glenn Cohen della Harvard Law School e alcuni rappresentanti delle cliniche di fecondazione in vitro degli Stati Uniti in un articolo del Journal of Law and Biosciences, i quali hanno calcolato l’impatto di un’eventuale rimozione dell’anonimato dei donatori negli Stati Uniti. Cohen e i suoi collaboratori confermano che se ciò avvenisse, un gran numero di persone si rifiuterebbe di donare, emulando la medesima situazione accaduta in Sevezia dove, dopo aver rimosso l’anonimato nel 1985, il numero dei nuovi donatori annuali è sceso da 200 a 30.

Occorre anche purtroppo aggiungere che, laddove l’anonimato non fosse preservato si andrebbe ad agevolare ancor di più un fenomeno estremamente pericoloso che, nonostante la presenza dello stesso, già sta avvenendo sui social network: la compravendita di spermatozoi. Addirittura esistono siti internet che offrono “kit contenenti il seme del donatore” con costi diversi a seconda delle preferenze, per non parlare poi delle pagine Facebook dove coppie che, per aggirare l’articolato apparato burocratico, possono ingaggiare il profilo ritenuto adatto per mettere al mondo un figlio in modalità “self-service”, mediante siringa sterile o direttamente per mezzo di un rapporto sessuale, il tutto senza garanzie igienico-sanitarie, tantomeno giuridiche, disturbati dal solo pagamento volontario di esigui rimborsi ed offerte.

Rieccoci dunque in quello che comunemente sarebbe definito un “circolo vizioso” dove l’epilogo sembra essere il medesimo: l’assoluta attenzione per la tutela della sola “genitorialità” ed il totale disinteresse per il “generato”.  A questo punto la questione dell’anonimato diventa più complessa, perché dopo il “fattore convenienza” subentra anche il “fattore informatico clandestino”. Saremo dunque ancora una volta costretti a guardare il soggetto più debole, cioè il figlio, intrattenersi in futuro con il “solito gioco”…“Indovina Chi?”, mosso magari dallo scopo di trovare in mezzo alle tantissime figure equivoche un personaggio indubbio. Le anticipazioni? il divertimento questa volta non sarà per niente assicurato.

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