“DONUM VITAE” COMPIE 3O ANNI: LA CHIESA E LA VITA NASCENTE

“DONUM VITAE” COMPIE 3O ANNI: LA CHIESA E LA VITA NASCENTE

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Approvata il 22 febbraio del 1987 in occasione della festa della Cattedra di S. Pietro Apostolo, l’istruzione “Donum Vitae” venne presentata al pubblico il 10 Marzo dello stesso anno dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, con l’intento di rispondere alle perplessità morali degli uomini di scienza rispetto alle tecniche biomediche che consentono di intervenire nella fase iniziale della vita dell’essere umano e nei processi stessi della procreazione.

L’amore prima della tecnica

Il testo, firmato dal Cardinale Ratzinger e dall’Arcivescovo Bovone, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede fu approvato da Papa Giovanni Paolo II. La tematica è stata affrontata dunque da punti di vista diversi.

Il primo ha insistito sul rispetto dovuto all’essere umano sin da subito. Il secondo ha affrontato i problemi morali sollevati dagli interventi sulla procreazione artificiale con particolare riguardo verso quella eterologa e omologa. Il terzo infine offre alcuni orientamenti sui rapporti che intercorrono tra legge morale e legge civile a proposito del rispetto da garantire sempre agli embrioni e ai feti umani.

Nella sua conclusione, l’istruzione fa un appello urgente a tutti coloro che possono esercitare un’influenza positiva per il rispetto della vita e dell’amore umano, quali ad esempio i responsabili della formazione delle coscienze e dell’opinione pubblica, i cultori della scienza e i professionisti della medicina, i giuristi e i politici: «Essa auspica che tutti comprendano l’incompatibilità che sussiste tra il riconoscimento della dignità della persona umana e il disprezzo della vita e dell’amore».

Inoltre, un “invito fiducioso” è lanciato ai teologi, in particolare ai moralisti, al fine di lavorare per: «una valida antropologia in materia di sessualità e matrimonio nel contesto del necessario approccio interdisciplinare. Si potranno così comprendere sempre meglio le ragioni e la validità di questo insegnamento: difendendo l’uomo contro gli eccessi del suo potere».

L’embrione deve essere considerato un persona umana, il bambino come frutto dell’amore e non il prodotto della tecnologia medica che deve essere certamente presa in considerazione per agevolare e non sostituire l’atto unitivo.

Nulla di scontato alla luce di quello che è accaduto dopo la pubblicazione di questo documento.

1987-2017: A distanza di trent’anni

A quanto pare, la Chiesa non giocava affatto all’apprendista stregone quando riuscì ad intuire le allora possibili conseguenze del caso. Per capire come le preoccupazioni espresse all’interno del documento furono largamente ignorate è sufficiente guardare alla strumentalizzazione della legge n. 40 del 2004 relativa alle “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, che già originariamente imperfetta, continua a subire modifiche a colpi di provvedimenti giurisprudenziali, i quali permettono e giustificano talvolta delle procedure applicate in ambito biomedico totalmente prive di attenzione nei confronti della persona umana.

Resta comunque il fatto che all’epoca, molti espressero delle riserve per la “rigidità” del testo, tacciato di imporre dei limiti e di mostrare a tratti addirittura poca sensibilità. In pochi compresero che non si trattava di una “sentenza” volta a chiudere la discussione, bensì dell’inizio di un dialogo prolungato faticosamente anche per mezzo di interventi posteriori, ma che tuttavia si trova ancora oggi, a dover fare i conti con i troppi interessi che rivendicano il primato sulle questioni morali.

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