ECCO LA NUOVA VERSIONE DEL “GIURAMENTO DI IPPOCRATE”

ECCO LA NUOVA VERSIONE DEL “GIURAMENTO DI IPPOCRATE”

access_time 5 mesi ago

La Dichiarazione di Ginevra, pensata come una moderna revisione del giuramento di Ippocrate e adottata dall’Associazione Medica Mondiale (WMA) alla Seconda Assemblea Generale del 1948, dopo i crimini medici che erano stati commessi dal Nazismo in ambito medico, descrive globalmente in termini concisi i principi e i doveri etici della professione medica.

La versione attuale della Dichiarazione, modificata solo in modo minimale nei quasi 70 anni dall’adozione, affronta numerosi parametri etici fondamentali relativi al rapporto medico-paziente, alla riservatezza medica, al rispetto degli insegnanti e dei colleghi e altri problemi. Le ultime revisioni apportate sono state approvate dall’Assemblea Generale dell’Associazione Medica Mondiale (WMA).

Occorre asserire, prima di tutto, che la “Dichiarazione di Ginevra” deve essere definita non un “giuramento” bensì un “impegno”.

Questo provvedimento riguarda i medici di tutto il mondo. In molti paesi è in realtà parte del codice deontologico medico e in alcuni è giuridicamente vincolante. Tuttavia, in altri paesi non viene utilizzato né tantomeno adattato.

Il cambiamento più sorprendente riguarda l’enfasi posta sull’autonomia del paziente. È stata inserita a tal proposito una clausola che sostiene testualmente quanto segue: «Rispetto l’autonomia e la dignità del mio paziente».

In questo modo viene sicuramente garantito un nuovo obbligo per i medici, quello cioè di condividere le proprie conoscenze a beneficio dei loro pazienti. Ma che sosa s’intende per «rispetto dell’autonomia del paziente?». Esporre il proprio punto di vista e prendere giustamente in considerazione la volontà dell’ammalato, o attribuire a quest’ultima un carattere vincolante rispetto a quella espressa dal medico? Questa puntualizzazione deriva dal fatto che il fine comune dovrebbe essere quello dell’alleanza terapeutica e non lo scontro di due volontà ugualmente considerevoli, in modo tale da scansare qualsiasi forma di paternalismo o accanimento terapeutico senza cadere però nell’altro grosso rischio oggi abbastanza possibile, ovvero quello dell’abbandono terapeutico.

È bene ricordare difatti che il giuramento professionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri tra i vari oneri prevede anche quello di:

«esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione».

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