EUTANASIA: “CARITÀ PER I FRATELLI INCAPACI”

EUTANASIA: “CARITÀ PER I FRATELLI INCAPACI”

access_time 1 anno ago

di Samuel Pisani

È stato definitivamente varcato in Belgio l’ultimo confine presente volto a ridurre il numero dei casi di eutanasia da adottare sui pazienti psichiatrici non terminali.

Un ordine religioso della Chiesa Cattolica fondato nelle regione delle Fiandre e approvato nel 1889, quello dei Fratelli della Carità, responsabile nel paese attualmente di circa 5.000 posti letto destinati ai pazienti psichiatrici, questa settimana si è reso protagonista di un fatto increscioso, annunciando a sorpresa che d’ora in poi l’applicazione dell’eutanasia all’interno delle loro strutture sarà permessa. Tutto si è compiuto con il benestare del capo internazionale dell’ordine, il fratello René Stockman, belga, fino ad ora noto per essere stato uno dei principali oppositori di questo procedimento.

In una dichiarazione pubblicata sul loro sito web (testo integrale), i Fratelli della Carità spiegano il cambiamento di rotta in questi termini: «Accogliamo solo le richieste di eutanasia di quei pazienti in preda a sofferenze seriamente insopportabili e senza alcuna speranza di guarigione. D’altra parte, vogliamo proteggere la vita e garantire che la procedura sia eseguita solo se non c’è più possibilità di fornire una prospettiva ragionevole al paziente».

Questo tipo di prassi è già avvenuta decine di volte in Belgio. Ma da questo momento probabilmente sarà più facile per le persone che soffrono di schizofrenia, disturbi di personalità, disagi legati all’alimentazione, depressione, autismo o solitudine accedervi. È infatti attualmente difficile trovare un’istituzione in Belgio che non proponga l’eutanasia come possibile opzione.

Del resto le case di cura e gli ospedali contrari all’esercizio di tale pratica sono stati varie volte vittime della pressione esercitata dai tribunali che sempre di più ammoniscono per mezzo di multe abbastanza onerose coloro che si rifiutano di attuare questo procedimento sui residenti.

Stockman afferma: «Sono sicuro che il diritto di rifiutare l’eutanasia non sarà intaccato. Vogliamo prendere seriamente in considerazione le esigenze dei pazienti, ma l’inviolabilità della vita resta per noi assoluta».

Il sostenitore principale dell’eutanasia belga, il dottor Wim Distelmans, dichiara di essere felice: «Finalmente i Fratelli della Carità consentono ai medici che lavorano all’interno delle proprie strutture di seguire la loro coscienza e il loro giudizio professionale riguardo a un diritto che la politica ha legalizzato democraticamente quindici anni fa».

L’amministratore della congregazione, Raf De Rycke, un economista che da tempo collabora con i Fratelli della Carità, ha negato che l’ethos degli ospedali gestiti dai religiosi sia cambiato: «Non c’è stato alcuna  variazione rispetto all’eutanasia. È tutto in linea con i criteri vigenti. Si tratta di assicurare ciascuna tipologia dei percorsi previsti per i nostri pazienti».

De Rycke ritiene che l’agire dei Fratelli della Carità in Belgio rimane sostanzialmente il medesimo: «Partiamo tutti dagli stessi valori fondamentali. L’inviolabilità della vita è un principio importante, tuttavia nel contesto in cui viviamo non è assoluto. Questo è l’unico punto che differisce dalla linea dettata da Roma».

Una simile condotta è contraria al Magistero della Chiesa, ai principi basilari dell’etica della vita e alla medicina stessa in quanto trattandosi di pazienti affetti da patologie psichiche, non sono in grado di autodeterminarsi. Ancora più vile sarebbe passare la palla a chi li rappresenta poiché questi ultimi esprimerebbero un parere “sulla persona” e non “della persona”. Dunque perfino i limiti giuridici sono più che evidenti. Si tratta palesemente di “omicidio dei soggetti incapaci”.

Di primo acchito sembrerebbe trattarsi di un racconto fantasy, dove a un certo punto i “buoni” tendono le mani alle persone bisognose di aiuto per poi trascinarli in un fossato buio e tenebroso all’interno del quale “SPERANZA” e “DIGNITÀ” vengono divorate da “EUTANASIA” la quale con l’intento di estendere il proprio dominio su “PSICOPATIA” ne diventa facile preda. Trama avvincente eppure crudelmente reale. Il titolo? “CARITÀ PER I FRATELLI INCAPACI”.

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