EUTANASIA PER IL PRELIEVO DI ORGANI

EUTANASIA PER IL PRELIEVO DI ORGANI

access_time 1 anno ago

Approfittando della recente legge approvata nel paese riguardo il fine vita, i chirurghi canadesi che si occupano dei trapianti, hanno ricavato organi da pazienti deceduti per mezzo di eutanasia. Secondo il quotidiano di lingua inglese “National Post”, sono 26 le persone a cui in Ontario, dopo essersi sottoposti a tale pratica, sono stati asportati organi o tessuti. Le parti coinvolte sono nella maggior parte dei casi cornee, pelle, valvole cardiache, ossa e tendini.

Il rapporto del National Post riguarda solo l’Ontario. I Bioeticisti e un comitato etico del Governo del Quebec sostengono che la “dolce morte” può essere una buona fonte di organi, quindi è del tutto possibile che procedure analoghe avvengano anche in questa provincia.

Dopotutto, «Se è permesso prendere decisioni per porre fine alla propria vita e si tollera il fatto che lo stato di morte basato sui soli parametri cardiaci sia sufficiente per la donazione degli organi, l’atto in sé dovrebbe essere accettabile», sostiene il Dottor James Downar, Medico specializzato in cure palliative, attualmente impiegato presso l’University Health Network di Toronto.

Stranamente, questo è un argomento che non emerge nelle discussioni espletate circa l’eutanasia davanti alla Corte Suprema che l’ha legalizzata già a partire dal 2015.

Tuttavia, questo modo di agire potrebbe apparire una sorta di pressione sociale rivolta ad altri Paesi, dove il messaggio lanciato è il seguente: “Legalizzare l’eutanasia per sfruttare un imminente bisogno sanitario come quello relativo alla disponibilità di organi donati, oggigiorno sempre pochi rispetto alle richieste avanzate”.

Il contesto è inquietante e ambiguo. Questo può infatti rincarare la dose sui già tanti problemi sollevati riguardo all’obiezione di coscienza:

– Cosa succederebbe qualora un paziente cercasse l’eutanasia al fine di destinare la sua donazione a un membro della propria famiglia? Il potenziale di abuso è evidente.

– Cosa avverrebbe nel caso in cui il chirurgo chiamato ad effettuare il trapianto abbia espresso obiezione di coscienza per l’eutanasia? Dovrà essere costretto a eseguirlo ugualmente?

– Cosa è previsto per i destinatari che potrebbero rifiutare di ricevere un organo da un paziente morto per mezzo dell’eutanasia? Disparità di trattamento?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi da chiarire il prima possibile, per scansare il serio pericolo di innescare nelle persone angosciate e afflitte da una malattia il pensiero di poter essere più “utili” da morti che da vivi.    

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