FINE VITA: PAPA FRANCESCO RIBADISCE QUANTO GIÀ ESPRESSO DAI SUOI PREDECESSORI

FINE VITA: PAPA FRANCESCO RIBADISCE QUANTO GIÀ ESPRESSO DAI SUOI PREDECESSORI

access_time 1 anno ago

di Samuel Pisani

La cattiva informazione è ormai diventata un luogo comune.

In Vaticano, il 16 e 17 novembre 2017 si è tenuto il Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato con la collaborazione della Pontificia Accedemia per la Vita.

Ecco alcuni passaggi particolarmente interessanti tratti dal messaggio rivolto dal Santo Padre ai partecipanti:

«Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.

Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione “il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali” (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’ “accanimento terapeutico”.

È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. “Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”, come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278)».

Tutto ciò che è stato espresso con molta onestà intellettuale e altrettanta umiltà dal Pontefice è in netta continuità con quanto è stato affermato dai suoi predecessori tantissimi anni or sono. Eppure le prime pagine di vari quotidiani nazionali ieri hanno pubblicato titoli non proprio precisi, del tipo: «Fine vita, l’apertura del Papa», «La svolta di Francesco», «Parole sante», e ancora, «Bergoglio fa scandalo». Ora, oltre all’evidente volontà di mettere in secondo piano le varie e specifiche citazioni presenti nello stesso messaggio, ciò che dispiace è che gran parte dell’informazione non da più importanza al contenuto delle dichiarazioni bensì al soggetto che le rende note attribuendo il grado di rilevanza sulla base degli indici di gradimento dello stesso e dell’argomento trattato. È tuttavia rincuorante che, proprio grazie a Francesco, finalmente, dopo sessant’anni, i mass-media abbiano pubblicizzato una posizione del Magistero della Chiesa sul fine vita ormai consolidata da tempo.

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