FRANCESCO È UN “PAPA SPAZIALE”

FRANCESCO È UN “PAPA SPAZIALE”

access_time 11 mesi ago

Lo scorso giovedì, il Santo Padre dall’Auletta dell’Aula Paolo VI, in Vaticano, si è messo in collegamento con l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale Expedition 52/53, il più grande laboratorio mai costruito dall’uomo intorno alla Terra.

Dopo i formali saluti iniziali, Francesco si è immediatamente rivolto al Dottor Nespoli, membro italiano del personale di bordo, con un interrogativo: «Alla luce delle Sue esperienze nello spazio, qual’è il Suo pensiero sul posto dell’uomo nell’universo?». L’astronauta, non nascondendo la complessità del quesito, ha risposto dicendo: «Io mi sento una persona tecnica, un ingegnere, mi trovo a mio agio tra le macchine, tra gli esperimenti; ma quando si parla di queste cose molto più interne – “da dove veniamo…” – rimango anch’io perplesso. Penso che il nostro obiettivo qua sia quello di conoscere il nostro essere, per riempire la conoscenza, capire quello che ci sta intorno. E tra l’altro è una cosa interessante, perché più conosciamo più ci rendiamo conto di conoscere poco».

A questo punto il Papa, citando i versetti con cui Dante conclude la Divina Commedia: «L’amor che move il sole e l’altre stelle» (Paradiso, XXXIII, 145), chiede all’intera equipe: «Che senso ha per voi, che siete tutti ingegneri e astronauti, chiamare “amore” la forza che muove l’universo?». A prendere la parola è il russo Aleksandr Misurkin che prendendo spunto dal testo di Saint-Exupéry, “Il Piccolo Principe”, afferma: «L’amore è quella forza che ti dà la capacità di dare la tua vita per l’altro».

Successivamente, Papa Bergoglio palesa una curiosità domandando: «Che cosa maggiormente vi dà gioia nel tempo che passate nella stazione spaziale?». Bellissime le parole del membro Americano Randy Bresnik, il quale senza mezze misure dice: «Quella che io vedo da qui è una prospettiva incredibile. È la possibilità di vedere la Terra un po’ con gli occhi di Dio. Nella nostra velocità orbitale di 10 km al secondo, noi vediamo la Terra con occhi diversi. Vediamo una Terra senza confini».

Non poteva mancare poi un quesito da parte del Successore di Pietro sullo spirito di cooperazione nella diversità: «La nostra società è molto individualista, e invece nella vita è essenziale la collaborazione. Penso a tutto il lavoro che c’è dietro un’impresa come la vostra. Potete darmi qualche esempio significativo di collaborazione vostra nella Stazione spaziale?». È il turno dell’americano Joe Acaba, di discendenza portoricana, che dopo aver rivolto un saluto in lingua spagnola, asserisce: «In questa Stazione c’è una cooperazione tra diverse Nazioni del mondo. Ci sono gli Stati Uniti, c’è la Russia, il Giappone, il Canada, nove Nazioni europee. Queste Nazioni lavorano insieme per ottenere qualcosa che è al di sopra di ognuno di loro».

Infine Francesco ringrazia l’intero equipaggio per il lavoro che stanno svolgendo e per l’esempio che stanno dando.

Il Dottor Nespoli chiude il collegamento così: «La ringrazio per essere stato con noi e averci portati più in alto e averci tirato fuori da questa meccanicità quotidiana, di averci fatto pensare a cose più grandi di noi. Grazie ancora!».

Che altro aggiungere se non che a distanza di quasi due deccenni ci troviamo davanti all’attuazione di quel famoso e magnifico incipit espresso nell’enciclica “Fides et Ratio”, che definiva i due aspetti, la Fede e la Ragione, come «le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». Questo è l’esempio di come quest’armonia può essere raggiunta, generando la giusta sinergia e la forza necessaria per spiccare il volo.

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