“LA MADRE È SEMPRE CERTA”: ORA NON PIÙ!

“LA MADRE È SEMPRE CERTA”: ORA NON PIÙ!

access_time 2 anni ago

Inizia ufficialmente il trattamento degli embrioni che prevede la presenza di “tre genitori”

Il Regno Unito ha dato il via libera alla creazione di embrioni attraverso la presenza di “tre genitori” al fine di combattere la malattia mitocondriale, ovvero un gruppo eterogeneo di patologie ereditarie causate da alterazioni nel funzionamento dei mitocondri. Difatti, in pochi sanno che l’uomo oltre a possedere il cosiddetto DNA dei cromosomi presenti nel nucleo, ne contiene un altro piccino, ovvero quello dei mitocondri, composto da 37 geni, che ha lo scopo di originare una molecola definita ATP, considerata la fonte energetica della cellula. Il mal funzionamento di questi organuli può provocare disturbi gravi quali encefalopatie e cardiomiopatie o meno gravi quali cecità, sordità, disfunzioni dell’apparato gastrointestinale, dei reni e del fegato.

Un quadro normativo era già in vigore dall’ottobre 2015, anche se alle cliniche era stato consigliato di aspettare il parere di un gruppo di esperti della Human Fertilisation and Embryology Authority, l’organo che regola le questioni relative alla fecondazione artificiale ed alla embriologia all’interno dello Stato.

Ebbene, questo parere è giunto. Il presidente dello HFEA, Sally Cheshire, ha elogiato l’approccio cauto preso dal governo che ha imposto un protocollo rigoroso da seguire.

Le cliniche infatti prima di attuare le procedure di donazione ai pazienti devono richiedere innazitutto il consenso. La logica utilizzata consiste nel sostituire i “mitocondri deteriorati” della “madre sociale” con i “mitocondri sani” di una “madre donatrice”, proprio perchè a differenza di quanto avviene per il DNA nucleare che si eredita contemporaneamente da entrambi i genitori, quello mitocondriale proviene inizialmente dalla mamma. Dunque, al fine di non sottoporre un figlio alla possibilità di contrarre una patologia ereditaria, si impiantano nella cellula uovo di una donatrice organelli idonei, eliminando il nucleo e rimpiazzandolo con quello già fecondato o ancora da fecondare con l’ausilio del seme del padre. A questo punto si avrà un embrione dal doppio genoma: quello nucleare proveniente dalla madre e dal papà “sociali” e quello mitocondriale derivato da una terza persona estranea alla coppia.

Alla HFEA è stato affidato in primo luogo il compito di valutare l’idoneità delle cliniche, stabilendo se esistono le competenze del personale, l’abilità e l’esperienza necessarie, così come l’attrezzatura a disposizione e l’ambiente in generale, concedendo dunque solo in un secondo momento l’autorizzazione, valutando ogni caso individualmente e facendo continuo riferimento al trattamento specifico dei singoli pazienti.

Un team dell’Università di Newcastle si cimenterà in questa impresa. L’obiettivo è quello di riuscire a rispondere alle esigenze di 25 coppie ogni anno. Il servizio sanitario nazionale finanzierà il trattamento a patto che le coppie permettano di seguirne l’evoluzione per un lungo periodo.

I media nel Regno Unito sono in festa, con il The Independent che ha commentato tale evento come: “il miglior regalo di Natale possibile per molte famiglie”. Ma non tutti sono d’accordo. Marcy Darnovsky, del Center for Genetics and Society in California, è stato duro nella sua critica, descrivendolo come un primo passo verso la manipolazione genetica.

Per quanto nobile possa essere la “finalità terapeutica”, le riserve sono ancora molteplici. Il fatto che l’embrione in questi casi sia caratterizzato da materiale genetico proveniente da tre persone, provoca diversi interrogativi riguardanti l’identità genetica dello stesso ed il concetto di maternità. Secondariamente, la manipolazione genetica dell’embrione potrebbe avere realmente delle ripercussioni eugenetiche, in quanto il tutto prevede la scelta dei geni considerati buoni, che porta inevitabilmente ad operare una selezione. Infine, dietro le quinte, sembrerebbe celarsi una sorta di sperimentazione, deducibile anche dallo stesso protocollo nel momento in cui si evidenzia l’imprescindibilità della supervisione da attuare per un lungo periodo da parte dell’equipe medica, prevista per studiare l’evoluzione di tale pratica. Questo fa pensare che ovviamente le ipotesi riguardo alla prassi sono tante e le certezze ancora poche, con la differenza che il “materiale” in esame resta pur sempre umano, il che imporrebbe una maggiore considerazione per non andare a tradire quel principio terapeutico paventato per migliorare le sorti di quell’umanità, che a quanto pare, sarebbe lo scopo che tale pratica vorrebbe raggiungere.  

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