“MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI”: SONO DAVVERO IN CONTRASTO CON I DIRITTI UMANI?

“MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI”: SONO DAVVERO IN CONTRASTO CON I DIRITTI UMANI?

access_time 1 anno ago

Le mutilazioni genitali femminili sono spesso descritte oggigiorno come una delle realtà  più rappresentative rispetto alle violazioni brutali compiute nei confronti dei diritti umani. Eppure centinaia di milioni di donne hanno già subito varie forme di FGM (Female Genital Mutilation) e ancora oggi in determinati territori c’è una forte resistenza all’eliminazione di queste pratiche tradizionali. È possibile a questo punto trovare il modo di conciliarle con i diritti umani?

Nella rivista Developing World Bioethics, un docente di bioetica, John-Steward Gordon, dell’Università Vytauto Didziojo, Lituania, ritiene possibile trovare un compromesso. Egli sostiene infatti che in certi casi la rimozione del prepuzio clitorideo può essere compatibile con i diritti umani universali.

Ciò dipende naturalmente dalla visione che si ha dei diritti umani. Laddove si considerano assoluti e la loro applicazione inflessibile tutto diventa più difficile. Gordon insiste affinché si tenga conto del contesto culturale:

«Dopo tutto, gli esseri umani non sono isole. Al contrario, le loro vite sono profondamente condizionate dai contesti sociali che abitano. In alcuni luoghi, questa pratica serve alla donna per meritare il rispetto della comunità. La concezione della collettività sui singoli componenti che ne fanno parte è di massima importanza per gli stessi fini relazionali. Negare questo punto di vista significherebbe ignorare l’enorme rilevanza della società sugli individui».

In altre parole, la mancata applicazione di questa procedura potrebbe severamente ostacolare la vita della donna in alcune culture, sia personalmente che socialmente.

«Le giovani ragazze spesso chiedono di essere circoncise per non essere emarginate, diventare membri delle tribù, condividere questa esperienza con i loro simili guadagnandosi lo status di “vera donna”, anche se il percorso per arrivarci causa grande dolore e potrebbe sollevare delle circostanze pericolose per la stessa vita».

Tuttavia, Gordon non crede che tutte le forme di FGC siano compatibili con i diritti umani. Per tale motivo evidenzia alcuni imprescindibili criteri:

«È importante che tutto avvenga dopo un consenso informato riguardante non solo i genitori ma anche le dirette interessate. Le forme di FGC che costituiscono un grave rischio per la salute devono essere scoraggiate attivamente attraverso l’istruzione, l’informazione, la regolamentazione e il divieto. La pratica deve essere eseguita esclusivamente dal personale sanitario dopo aver sottoposto i soggetti ad anestesia. Gli strumenti devono essere consoni e sterilizzati. Occorre eliminare necessariamente qualiasi tipo di pressione socio-politica o forma di ritorsione per coloro che non tollerano questo trattamento».

Gordon non considera dunque la FGC un metodo adeguato. Anzi, è del parere che non dovrebbe essere praticata affatto. Ma asserisce allo stesso tempo che le nozioni assolutiste dei diritti umani devono essere temperate dal rispetto per le tradizioni culturali.

È una tesi controversa. I diritti umani difatti sono da sempre revisionabili, rinnovabili e aggiornabili. Al contrario, è la dignità umana, che non deve essere confusa con questi, a dover sempre essere assicurata, difesa e tutelata in modo assoluto. Altrimenti, per le medesime ragioni apportate sopra dal ricercatore, sarebbe doveroso trovare una connesione anche con altre tradizioni popolari quali ad esempio il cannibalismo rituale. Fino a che punto è possibile sostenere una simile ipotesi?

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