NEUROSCIENZE: COLLEGAMENTO CERVELLO-INTERNET

NEUROSCIENZE: COLLEGAMENTO CERVELLO-INTERNET

access_time 1 anno ago

Stanno emergendo maggiori dettagli su Elon Musk e il suo sogno di collegare il cervello umano a internet. La star miliardaria della Silicon Valley, i cui altri progetti includono anche Tesla e Space X, ha creato da poco un nuova società, Neuralink, nata per operare in questo specifico settore con la finalità di “aiutare le persone con gravi lesioni cerebrali”.

Il sito web della neonata società, asserisce che il compito principale da assolvere è quello di «sviluppare interfacce cervello-macchina a banda ultra larga capaci di collegare esseri umani e computer». Lancia poi una campagna di reclutamento destinata a quegli «ingegneri e scienziati, anche senza esperienza nel campo delle neuroscienze, che pensano di avere talento e inventiva».

«Il primo utilizzo della tecnologia mirerà a rimediare i danni causati dalle lesioni cerebrali da ictus e tumori, in grado di compromettere vari elementi cognitivi», ha dichiarato Musk a Wait But Why, sito internet molto vicino alle sue aziende. «Potrebbe mostrarsi efficace anche nei riguardi delle persone quadriplegiche o paraplegiche» aggiunge.

Tuttavia, le ambizioni ultime di Neuralink sono molto più elevate. L’intenzione è quella di creare una “intera interfaccia cerebrale”, ovvero una rete di piccoli elettrodi legati al cervello in grado di comunicare con internet senza bisogno di un linguaggio scritto o parlato. Anche se Musk non esclude la sperimentazione di tecniche alternative.

Quella di Elon Musk non è però l’unica realtà che attualmente sta cercando di collegare il cervello ai computer. Lo scorso mese “The Telegraphe” riportava un articolo in cui Mark Zuckerberg confermava che Facebook sta lavorando ad alcuni “sistemi di neuroimaging ottici”, abili nella lettura delle menti, i quali consentirebbero alle persone di digitare direttamente dal loro cervello più di 100 parole al minuto con una velocità cinque volte maggiore rispetto a quella supportata da uno smartphone di nuova generazione. Regina Dugan, capo della divisione tecnologica sperimentale di Facebook, sostiene addirittura che le persone che parlano lingue differenti come ad esempio il mandarino e l’inglese potranno così condividere direttamente i propri pensieri eliminando qualsiasi ostacolo.

Questioni etiche

Occorre dire che trattandosi di “chirurgia elettiva” lo scopo non è quello di curare patologie pericolose, imminenti e rischiose per un organo o per la vita umana. Dunque per onestà intellettuale urge chiarire immediatamente che gli scopi non sono prettamente medici, bensì riguardano al massimo il miglioramento della qualità della vita umana nel momento in cui versa in determinati condizioni, che resta comunque un aspetto positivo se non si evidenziano ripercussioni gravose per i soggetti che autonomamente dovessero scegliere di intraprendere questa strada.

Non possono però passare in secondo piano questioni quale la possibile strumentalizzazione di questa tecnologia da parte di lobby economiche che potrebbero benissimo sfruttare il nucleo biologico della conoscenza umana a proprio vantaggio riducendo tutto a un mero “affare commerciale”, così come una maggiore riflessione dovrebbe riguardare la reale capicità di controllo che l’uomo può effettivamente esercitare su questi mezzi evitando qualsiasi forma di manipolazione. Cosa succederebbe laddove simili congegni venissero impiegati per estendere il controllo su un individuo o, nel caso più esaperato, su un nucleo maggiore di persone? L’esperienza insegna che programmi, codici e password impiegati per la tutela della privacy non sono sufficienti essendo per giunta astutamente aggirabili. Sarà forse uno di quei casi per i quali ancora “il gioco non vale la candela”?

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