ORECCHIO BIONICO: “I ROBOT PER UNA MAGGIORE PRECISIONE DURANTE L’IMPIANTO”

ORECCHIO BIONICO: “I ROBOT PER UNA MAGGIORE PRECISIONE DURANTE L’IMPIANTO”

access_time 2 anni ago

Per la prima volta, un robot ha eseguito con successo un’operazione complessa e delicata nel corso dell’impianto di un apparecchio acustico.

Una donna di 51 anni, completamente sorda da entrambe le orecchie a causa di una rara malattia autoimmune si è sottoposta ad un’operazione per ottenere un “impianto cocleare” nell’orecchio destro con lo scopo di udire nuovamente.

«Il paziente sta avanzando bene nella forma linguistica e sta esprimendo grande soddisfazione sui vantaggi di cui può godere grazie all’impianto cocleare», ha dichiarato Stefan Weber, direttore del Centro ARTORG per la Ricerca di Ingegneria Biomedica all’Università di Berna in Svizzera. «Sei mesi dopo l’intervento chirurgico, è anche in grado parzialmente di comunicare via telefono, che è un grande passo per la sua libertà personale».

Mentre un apparecchio acustico amplifica i suoni che le orecchie per quanto danneggiate possono rilevare, un impianto cocleare bypassa le parti deteriorate dell’orecchio per stimolare direttamente i nervi responsabili dell’udito. A partire dal dicembre 2012 secondo l‘Istituto Nazionale della Sordità e altri disturbi della comunicazione degli Stati Uniti, sono stati eseguiti più di 324.000 interventi di impiantologia-cocleare a livello mondiale.

Un impianto cocleare è costituito da un microfono, generalmente indossato dietro l’orecchio, capace di raccogliere il suono dall’ambiente e digitalizzarlo, un processore vocale che filtra questi suoni digitalizzati, un trasmettitore fissato magneticamente alla cute, un ricevitore posizionato chirurgicamente sotto la pelle, precisamente sull’osso temporale in corrispondenza dell’antenna, che trasforma l’informazione digitale in un segnale elettronico inviato alla coclea ed infine un portaelettrodi posto direttamente nella coclea. Quando il segnale codificato viene trasmesso all’elettrodo corrispondente, il nervo acustico viene stimolato. A questo punto il cervello riceverà il suono trasmesso dal nervo acustico che interpreterà come sensazione uditiva.

«La sensazione uditiva non è paragonabile all’udito normale», dice ancora Weber. «Tuttavia, dopo una certa quantità di allenamento, il cervello è in grado di interpretare gli stimoli e comprendere i suoni».

La parte più delicata e più complessa dell’impianto di questo apparecchio acustico prevede l’inserimento di un array di elettrodi da 0,31 a 1 millimetri (0,31 mm) in un’apertura di diametro di 30 mm. Il minimo errore può portare a danni irreparabili secondo i ricercatori. 

Una procedura complessa

Ora, Weber e i suoi colleghi hanno sviluppato quello che definiscono il primo sistema di impianto cocleare assistito da un robot impiegato per aiutare a superare le sfide che i chirurghi affrontano durante la procedura.

«Nel discutere di innovazioni chirurgiche necessarie per le manovre da attuare nei casi di orecchie, naso e gola, i nostri colleghi chirurgi hanno ripetutamente ribadito che l’accesso all’orecchio interno in modo minimamente invasivo è stato sempre un ostacolo importante rimasto irrisolto», ha sostenuto Weber. «Questo ci ha spinto a ricercare e progettare un modo per permettere ai chirurghi che si occupano principalmente di orecchie, naso e gola di eseguire le operazioni con maggiore praticità».

Secondo il nuovo studio, la maggior parte della processo è ancora compiuto manualmente dagli esseri umani. Tuttavia, il robot è responsabile di uno dei passi più rischiosi dell’operazione: effettuare un foro microscopico nell’osso del cranio che circonda l’orecchio senza causare lesioni a caldo nei nervi vicini. «Il trapano deve passare tra i nervi a una distanza minore di 1 millimetro», dichiara Weber.

Prossimi passi

Inoltre,  i ricercatori hanno utilizzato la tomografia computerizzata (TC) del cranio del paziente prima, durante e dopo lo stesso intervento chirurgico per verificare l’agire del robot nelle zone delicate. Nel corso dell’operazione gli scienziati hanno utilizzato anche elettrodi attaccati ai muscoli facciali per riscontrare eventuali danni ai nervi facciali.

Gli studiosi stanno attualmente lavorando con un produttore di robotica chirurgica e un costruttore di impianti per dare inizio all’espansione commerciale della loro tecnologia. «Questo permetterà lo sviluppo della piattaforma di robotica chirurgica in un prodotto di tecnologia medica che gli ospedali possono acquistare per i loro reparti», asserisce Weber. Tuttavia, ha avvertito che questo nuovo approccio è solamente «la prima fase espletata per cambiare il modo in cui tale intervento chirurgico oggi avviene. Penso che ci siano un sacco di potenzialità, ma ci aspetta ancora un duro lavoro».

Profili etici

Senza alcun dubbio un esempio costruttivo di come l’utilizzo dei cyborg, anche in contesti delicati come quello sopra descritto, possa apportare dei risultati stupefacenti.

I robot possono potenzialmente fare delle cose in un modo tale che un chirurgo non sarebbe mai in grado di attuare con tale precisione avvalendosi solo dei normali mezzi di cui generalmente dispone.

Invenzioni come questa indicano che la tecnologia quando è pensata dall’uomo, amministrata dallo stesso e finalizzata ad esso si dimostra necessariamente una fonte inesauribile di civiltà e umanità.

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