PERCHÉ LA SVIZZERA ABBANDONA IL NUCLEARE?

PERCHÉ LA SVIZZERA ABBANDONA IL NUCLEARE?

access_time 2 anni ago

Lo scorso 21 maggio, i cittadini Svizzeri sono stati chiamati ad esprimersi per mezzo di un referendum sulla possibilità di vietare la costruzione di nuove centrali nucleari investendo maggiori risorse sulle energie rinnovabili.

Tutto è partito da un piano d’azione chiamato “Strategia energetica 2050”. In base a questo progetto energetico, le cinque centrali nucleari esistenti nel paese rimarranno operative finché si otterranno standard di sicurezza. L’intenzione infatti è quella di disattivarle in maniera graduale entro il 2034 per orientarsi poi su altre fonti energetiche come quella idroelettrica, solare, eolica e geotermica.

Il portale elvetico swissinfo.ch ha riferito che gli elettori svizzeri hanno approvato tale pianificazione con un sostegno del 58,2%.

«Le persone chiedono una nuova politica energetica. La legge conduce il nostro Paese in un futuro energetico innovativo», ha dichiarato Doris Leuthard, Presidente della Confederazione Svizzera, in una conferenza stampa risportata dal New York Times.

Leuthard si dice convinta del fatto che «la strategia energetica 2050 ridurrà l’utilizzo dei combustibili fossili così come l’importazione di energia straniera. Anche se alcuni aspetti del piano entreranno in vigore a partire dal 2018, si prevede la produzione del quadruplo delle altre fonti energetiche per il 2035». Attualmente difatti, stando ai  dati riportati dal quotidiano statunitense, meno del 5% della produzione energetica della Svizzera è di matrice solare ed eolica. Quella idroelettrica rappresenta circa il 60%, la nucleare il 35%.

La situazione in Europa e non solo

Dopo il disastro di Fukushima le opinioni sul nucleare sono decisamente cambiate. La Germania oltre ad aver dismesso molti dei dei suoi reattori, si è impegnata ad accantonare quelli rimanenti entro il 2022. Gli Italiani hanno votato in massa nel 2011 per mantenere il loro paese fuori dal nucleare. La Spagna non sta costruendo nuove centrali. La Francia, tipicamente presentata come un esempio da imitare all’interno di questo campo, con il nuovo Presidente Emmanuel Macron sembra decisa ad attuare un ridimensionamento delle centrali entro il 2025.

Le statistiche suggeriscono che l’Europa non è sola nell’ancora modesta ma crescente contrapposizione al nucleare. Un sondaggio della Gallup, società che fornisce consulenza strategica alle grandi organizzazioni di molti paesi basandosi su analisi e consigli volti ad aiutare i leader a risolvere i problemi più urgenti, in un sondaggio condotto nel 2016 ha rilevato che la maggior parte degli americani, precisamente il 54%, si oppongono all’uso dell’energia nucleare in netta contrapposizione con quanto accadeva nel 2011, dove pochi giorni prima del disastro di Fukushima il 57% per cento dichiarava di essere favorevole.

Questioni etiche

Le fonti energetiche rinnovabili non producono scarti né gas serra, non sono esauribili, riducono l’importazione dall’estero incrementando gli investimenti all’interno dei territori nazionali e incoraggiando in questo modo l’offerta lavorativa. Inoltre col passare del tempo la maggiore produzione permette un calo dei costi rendendole più vantaggiose.

Alcuni, per contrastare l’impiego di queste fonti sfruttano soprattutto le questioni relative al rispetto dei paesaggi visto che in alcuni casi tali contesti prevedono l’installazione di pale eoliche e pannelli solari. È ovvio però che un compromesso deve pur essere trovato.

La prima cosa importante da capire però consiste nel fatto che i provvedimenti giuridici pur essendo colmi di significato non sono sufficienti per far fronte all’ampia questione ecologica. Il cambiamento imminente deve avvenire innanzitutto a livello culturale. Solo così potrà poi riflettersi sugli stili di vita. Gli sforzi richiesti sono tanti e non finiscono certamente con il voto espresso all’interno di un referendum. Casomai quello è il punto da cui partire. È imprescindibile una risposta da parte delle persone che insieme alle istituzioni devono impegnarsi seriamente per rendere concreto quanto costatato da un punto di vista statistico e teorico.

Ora i cittadini Svizzeri dovranno ridimensionare i consumi per ridurre anche le esigenze, ottimizzare gli impianti elettrici di edifici obsoleti (comprese abitazioni, uffici e industrie), sostituire i sistemi di riscaldamento più inquinanti ed energivori e acquistare veicoli che consumano di meno, cambiando addirittura il proprio stile di guida. Per non parlare poi anche di una dovuta riorganizzazione dell’illuminazione e dell’utilizzo degli apparecchi elettrici al fine di evitare sprechi. 

Il prezzo da pagare per la collettività presente è senza dubbio elevato ma irrinunciabile se considerato come un grosso investimento in previsione di quella futura. 

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