RAVASI SULLE QUESTIONI DI BIOETICA: “CONOSCERE E SORVEGLIARE SENZA PAURA”

RAVASI SULLE QUESTIONI DI BIOETICA: “CONOSCERE E SORVEGLIARE SENZA PAURA”

access_time 2 mesi ago

Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura (Pcc), durante la sua lectio magistralis all’Università Lumsa per il seminario “Umanesimo Contemporaneo – Fragilità e forza di un’idea oggi” ha asserito quanto segue:

«Viviamo in una società che cerca di soddisfare tutti i bisogni concreti, la tecnica questo insegna, ma spegne i grandi desideri, i grandi progetti, quelli a più largo respiro. E crea, quindi, uno stato di frustrazione, di sfiducia nel futuro».

Parlando delle questioni antropologiche contemporanee, il porporato ha richiamato il “fenomeno dell’io frammentato”, legato al primato delle emozioni. Un riferimento anche al “fenomeno del narcisismo”.

Aggiunge: «L’autoreferenzialità ha alcuni simboli che voi giovani ci testimoniate. E sono simboli discutibili che ai nostri tempi erano inconcepibili: la cuffia auricolare, che è come una visiera calata sul mondo esterno, i selfie, il branco omologato, la discoteca, l’esteriorità corporea».

Al centro dell’intervento di Ravasi anche i “problemi di coscienza” legati all’intervento sul DNA, alle neuroscienze, perché il cervello è una componente fondamentale nella conoscenza umana. Il terzo è quello dell’intelligenza artificiale che sta valicando i confini proponendo orizzonti inattesi.

Problemi da affrontare, a suo avviso, con un duplice approccio: «Da una parte, è necessaria la conoscenza, dall’altra, l’atteggiamento necessario non è quello della paura ma della sorveglianza. Perché non tutto ciò che è fattibile lo si deve fare. È per questo che bisogna ritornare alla vera scienza, a differenza della tecnica che si muove senza un retroterra culturale».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

content_copyCategorized under