SAMUEL PISANI SUGLI ULTIMI CASI DI DEPENALIZZAZIONE DELL’ABORTO: “DEPONIAMO LE MASCHERE PER RISCOPRIRE IL VOLTO”

SAMUEL PISANI SUGLI ULTIMI CASI DI DEPENALIZZAZIONE DELL’ABORTO: “DEPONIAMO LE MASCHERE PER RISCOPRIRE IL VOLTO”

access_time 3 mesi ago

In Argentina, terra di Papa Francesco, a giugno la camera ha approvato un progetto di legge che, in attesa del parere del Senato, prevederebbe la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza in forma sicura, legale e gratuita fino alla quattordicesima settimana di gestazione e anche dopo solo se dovessero manifestarsi determinati casi, quali una gravidanza frutto di violenza sessuale, il pericolo di vita per la gestante o la presenza di malformazioni del feto incompatibili con la vita.

Recentemente, il 70% degli Irlandesi ha espresso il proprio SI in favore dell’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, approvato con referendum il 7 settembre del 1983, il quale sanciva “pari diritto alla vita” per la madre e il feto, aprendo così la strada all’incombente legge sull’aborto che, fino a pochi giorni fa, era possibile attuare solo in presenza di reali pericoli di vita per la donna. Questo provvedimento, non ancora delineato in modo definitivo, promosso dal premier liberale Leo Varadkar, non prevede alcun tipo di restrizione nei riguardi di tale pratica fino alle 12 settimane di gestazione e, nel caso di donne con problemi di salute, fino alle 24. Dopo questo periodo, l’interruzione sarebbe invece concessa solo in caso di anomalie del feto o rischi gravi per la salute della gestante.

La cosa che solleva maggiori perplessità per alcuni consiste nel fatto che, nel momento in cui nazioni di tradizione “cattolica” si avviano verso questo percorso, la “laica” Francia, che solo un anno fa aveva avviato una procedura di censura nei confronti dei siti web pro-vita, ha respinto lo scorso 12 luglio la proposta di inserire nel preambolo della Costituzione il “diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e alla contraccezione”.

È fondamentale affermare fin da ora, che sarebbe assurdo ridurre la questione alla solita e ormai banale disquisizione tra “laici” e “cattolici”. L’Italia, che ha attivato il 22 maggio del 1978 l’eventualità di attuare tale procedimento, a distanza di quarant’anni mette in chiara evidenza delle risposte indubbie e incontrovertibili sull’argomento. Da quando il provvedimento è entrato in pieno regime si contano circa sei milioni di aborti avvenuti. Per onestà intellettuale occorre asserire che l’ISTAT negli ultimi anni registra un calo degli aborti sul territorio nazionale. Ma a cosa è dovuto? Solo nel 2017, la Società Medica Italiana per la contraccezione, ha riscontrato che 70.000 donne in più rispetto all’anno precedente hanno utilizzato la contraccezione di emergenza per non andare incontro a una gravidanza. Di tale tendenza si parla anche nelle ultime due Relazioni del Ministero della Salute al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull’aborto.

Questi dati indicano palesemente che una soluzione per essere credibile deve dunque precedere le questioni prettamente giuridiche. Determinate disposizioni giurisprudenziali non possono più limitarsi comunemente a turbare le coscienze. Occorre adoperarsi prima per non ritrovarsi poi disorientati perchè disinformati davanti al fatto compiuto, dopo aver espresso ormai delle preferenze in relazione ai programmi dei governi o ai referendum, talora in maniera eccessivamente semplicistica. La questione dunque, in prima istanza, non deve essere ripensata da un punto di vista giuridico, tantomeno politico, bensì innanzitutto e perentoriamente da una prospettiva strettamente etica e morale.

Ora più che mai è necessario invertire la rotta ripartendo dal concetto di persona e dal fatto che se è vero affermare che ogni essere umano entra in relazione, è altrettanto vero che è l’essere che costituisce la relazione e non il contrario.

L’argentino Jorge Mario Bergoglio, al riguardo ha più volte sostenuto che: «Il secolo scorso tutto il mondo si è scandalizzato per quello che facevano i nazisti. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi. Lo ha testimoniato in Irlanda San Patrizio che spiegava il concetto di Trinità partendo da quello di Persona, e ha cercato di trasmetterlo il francese Gabriel Marcel quando sosteneva fermamente che: «Amare un essere è attendere da lui qualcosa di imprevedibile e dargli la possibilità di rispondere a questa attesa».

Comprendere questo significherebbe deporre le maschere per riscoprire il volto, quello umano, e concedere così agli Stati, come recita l’articolo 1 della legge italiana 194 del 1978 smentito purtroppo più volte in seguito, la reale opportunità di «garantire il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscrere il valore sociale della maternità e tutelare la vita umana dal suo inizio», passando dalla teoricità dei propositi alla concretezza dei fatti.

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