SPOT: “IL CANE ROBOT ADDESTRATO”

SPOT: “IL CANE ROBOT ADDESTRATO”

access_time 2 anni ago

Mentre alcune aziende stanno studiando come utilizzare i droni o i veicoli autonomi per la consegna delle merci ai clienti, in Massachusetts una società specializzata nel campo della robotica, la Boston Dynamics, acquisita il 13 dicembre 2013 da Google, ha addestrato un cane robotico per  far fronte anche a questa “necessità”. 

Si chiama “Spot”, un automa quadrupede in grado di salire le scale, trottare su un terreno irregolare, rialzarsi dopo aver subito un colpo. Pesa 73 kg, è alimentato elettricamente e si muove utilizzando un sistema di pompe e valvole idrauliche. Per spostarsi utilizza dei sensori posizionati all’interno e all’esterno del capo i quali gli permettono di orientarsi senza alcun problema in spazi anche molto ristretti. 

La rivista londinese WIRED UK, qualificata nel campo della scienza e della tecnologia, ha riportato le parole del fondatore e amministratore delegato di Boston Dynamics, Marc Raibert, espresse qualche giorno fa in occasione della conferenza TED2017, un evento che si svolge con cadenza annuale dal 1990 con l’obbiettivo di riflettere sulle idee innovative che meritano di essere diffuse. Lo stesso ha asserito:

«Stiamo impiegando il robot nelle case dei nostri dipendenti per valutarne i diversi e possibili vantaggi. Procediamo molto bene. Abbiamo raggiunto circa il 70% del suo effettivo potenziale».

Il “cane robot” ha anche un fratello minore chiamato “SpotMini”, un incrocio tra un cane e una piccola giraffa, capace di creare una mappa del contesto che lo circonda in modo tale da poter superare con facilità i diversi impedimenti che trova lungo il proprio percorso. Stando a quanto riportato dal TED Blog, il robot è in grado pure di percorrere itinerari inconvenienti trasportando una lattina di soda. 

Spot e SpotMini sono solo due membri del  vasto repertorio di robot ideati dalla Boston Dynamics. Al di là dei servizi di consegna, la società sta vagliando la possibilità di impiegarli in vari campi, compreso quello relativo alle linee di produzione in fabbrica, ha riferito The Telegraph.

Dopotutto, nel corso degli anni la società ha progettato robot capaci di emulare la condotta di ghepardi, così come quella di robuste lucertole abili nello scalare pareti verticali. Dal 2013 fornisce ATLAS, un robot creato appositamente per l’esercito statunitense al fine di sostenere un progetto finanziato dall’Agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare (DARPA Robotics Challenge).

Urge dire pertanto, che i piani di automazione che seguono il modello sopra presentato tendono a rafforzare i settori forti dell’economia limitandone altri di gran lunga più deboli e ordinari. Quelli descritti, sono presentati come mezzi che in qualche modo hanno la finalità di favorire l’uomo, tuttavia è evidente che essendo finanziati da colossi imponenti e addirittura dallo stesso Governo per rafforzare la “difesa”, lo scopo non è quello di portare bevande e scatoline regalo. Inoltre c’è da considerare fin dove si spinge la loro capacità decisionale e quanto in futuro sarà controllabile. Se un giorno fossero in grado di capovolgere la situazione magari affondando i colpi invece di incassarli,  rimuovere la persona dai contesti lavoratovi piuttosto che assisterla, costituirebbero un vero problema per gli incauti esseri umani che andranno a confermare, in un proficuo futuro tecnologico, un principio arcaico degno delle più conosciute tradizioni appartenenti a Sumeri e Accadi quale quello già menzionato nell’antichissimo codice di Hammurabi: «Occhio per occhio, dente per dente», svelando sciaguratamente l’infausto volto del “prog-regresso”. 

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