SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO: IN CANADA I MEDICI FANNO MARCIA INDIETRO

SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO: IN CANADA I MEDICI FANNO MARCIA INDIETRO

access_time 2 anni ago

“Eliminate i nostri nomi dalla lista dei medici disposti a compiere il suicidio medicalmente assistito”.

Alcuni dottori che precedentemente avevano già contribuito a concludere la vita di certi pazienti gravemente malati, non sono più disposti a partecipare alla pratica del suicidio medicalmente assistito a causa dello stress emotivo e delle elevate possibilità di errore che si possono incontrare in questi casi abbastanza farraginosi.

In Ontario, sono 24 i medici che hanno rimosso in maniera permanente i loro nomi da una lista riguardante il personale disposto a “procurare la morte”. Altri 30 hanno sospeso temporaneamente la propria disponibilità.

Anche se non c’è bisogno di giustificare tale scelta, un piccolo numero ha espresso di aver bisogno di «un periodo di riflessione per decidere se l’assistenza medica volta a procurare la morte sia realmente un servizio costruttivo».

“Non posso più farlo”

Numerosi medici, individualmente o in gruppo, partecipano invece sempre di più a dei corsi organizzati per essere istruiti sulle modalità adatte ad alleviare il dolore e la sofferenza.

Il numero di coloro che prendono le distanze dalla legge è rappresentativo. «Non posso dire quanti. Comunque abbastanza!» ha affermato Jeff Blackmer, dell’Associazione dei Medici Canadesi. «Per alcuni medici, l’atto è semplicemente troppo doloroso». Continua: «Stiamo discutendo con i medici che operano pratiche al fine di alleviare il dolore e la sofferenza, ascoltando contemporaneamente anche quelli che hanno praticato il suicidio medicalmente assistito almeno una volta. È complicato, e tra gli ultimi sono sempre di più quelli che dicono: “Eliminate il mio nome dalla lista. Non posso più farlo”. Abbiamo riscontrato che la maggior parte di questi, non regge l’impatto psicologico di un atto che si presenta pur sempre come definitivo».

Gli aspetti legali

Tuttavia, nove mesi dopo l’entrata in vigore del suicidio medicalmente assistito in Canada, la situazione è già in stallo.

Gli aspetti legali rincarano la dose delle responsabilità nell’espletamento di tale compito. Se il medico non dovesse effettuare il suicidio medicalmente assistito secondo gli esatti parametri previsti dalla legge, ci sarebbe sempre il rischio di essere perseguiti per omicidio.

La Commissione istituita per supervisionare l’applicazione del suicidio medicalmente assistito nel Quebec, ha registrato 262 morti avvenute attraverso tale pratica effettuata nei primi nove mesi di legge. Di queste, 21 sono risultate non conformi alle norme sancite.

Nella maggior parte dei casi, con esattezza 18, i medici che hanno valutato il paziente sono stati considerati non sufficientemente indipendenti nel prendere la decisione. Dei restanti tre, la Commissione ha stabilito che due non rientravano ancora nello stato di “fine vita”, mentre il terzo, secondo il quadro clinico, non era neanche in una condizione grave e incurabile.

Il Dott. James Downar, specialista in cure palliative e terapia intensiva all’Università Health Network di Toronto, sostiene che:

«È facile intuire le motivazioni per le quali le persone che potrebbero essere coinvolte arrivino ad affermare: “forse non fa per me”». Aggiungendo: «I medici hanno bisogno di essere sostenuti e rassicurati in quanto non hanno nessuna intenzione di essere puniti per aver agito in buona fede».

Maggiori dubbi stanno sorgendo anche in coloro che eseguono abitualmente tale pratica.

In Ontario, fino al 17 febbraio, il nome di 137 medici era presente sulla lista. Di questi, 30 non sarebbero più disposti ad amministrare un’iniezione letale o a prescrivere farmaci che causino direttamente la morte.

“La coscienza”

Tale situazione permette di comprendere chiaramente che nel momento in cui una legge civile non risponde alle effettive esigenze della legge morale naturale, non può che presentarsi una contraddizione.

Sembra dunque evidente che non sia sufficiente approvare una legge quando l’argomento è la VITA, e che non ci siano dighe, argini o barriere capaci di poter fermare il corso naturale della COSCIENZA che, nonostante tutto, torna sempre a riappropriarsi del proprio spazio originario: l’umanità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

content_copyCategorized under