“TOKYO-FURBATA 2020”: IL ROVESCIO DELLE MEDAGLIE OLIMPICHE RICICLATE.

“TOKYO-FURBATA 2020”: IL ROVESCIO DELLE MEDAGLIE OLIMPICHE RICICLATE.

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Ai prossimi giochi olimpici saranno utilizzati materiali forniti dalle aziende di elettronica grazie anche alla collaborazione degli “Hikikomori”

È ufficiale. Il comitato organizzatore di Tokyo 2020 nei giorni scorsi ha annunciato che saranno utilizzati metalli ricavati da dispositivi elettronici obsoleti per creare le medaglie da assegnare agli atleti premiati nei prossimi Giochi Olimpici.

Questa iniziativa è stata concordata definitivamente in una riunione del comitato esecutivo di Tokyo 2020, il quale dispone che la sostenibilità dovrà essere integrata in tutti gli aspetti della progettazione ed esecuzione dei giochi.

«È bello partecipare alla diffusione di un forte messaggio di sostenibilità in tutto il mondo», ha detto Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale (IOC).

Il portavoce del comitato organizzatore di Tokyo 2020, Hikariko Ono ha aggiunto: «questa iniziativa contribuirà fortemente a rendere reale l’idea dei Giochi sostenibili» e si aspetta un «impegno attivo» da parte dei partner organizzatori e dello stesso pubblico per «rendere tale progetto un vero e proprio successo».

Sono stati così accontentati i numerosissimi giapponesi che per mezzo di varie associazioni attiviste nel settore ambientale, avevano già chiesto al comitato di lanciare un messaggio importante dal punto di vista ecologico lo scorso ottobre.

Un’iniziativa simile era già stata sposata nei Giochi Olimpici Invernali di Vancouver nel 2010, e materiali riciclati sono già stati utilizzati nella produzione di oro e di bronzo di Rio 2016.

I produttori di medaglie saranno selezionati nella primavera del 2017 e in seguito sarà stabilito un protocollo specifico da applicare nella ricerca di tali metalli riciclabili.

Tutto ciò è interessante se si pensa che Nintendo, Sony, Panasonic, Toshiba, Fujitsu, Sharp, JVC, Hitachi, Pioneer, Casio, Kenwood, TDK, Technics sono solo alcune delle aziende giapponesi impegnate nel settore elettronico internazionale che conta.

Ma la faccenda diviene ancora più coinvolgente quando si apprende quanto è stato rivelato dai sondaggi relativi all’anno 2016 pubblicati dal Governo Giapponese, che stima attualmente la presenza di 541.000 giovani-adulti nipponici di età compresa tra i 15 ei 39 anni, i quali conducono una vita da reclusi trascorrendola prevalentemente davanti ai videogiochi, computer e smartphone, guardando film, serie tv e programmi sportivi.

Queste persone sono conosciute come HIKIKOMORI, letteralmente “coloro che si isolano”, un termine coniato dalla Sanità giapponese, e che il Ministero del Lavoro e del Welfare utilizza per definire coloro che non hanno lasciato le loro case o non hanno interagito con il tessuto sociale per almeno sei mesi.

Incuriosisce questo filo conduttore che c’è tra le aziende produttrici maggiori di dispositivi elettronici, il numero elevatissimo di persone dipendenti dagli oggetti in questione ed infine il ricavo di metalli di un certo valore ottenuti grazie al riciclo.

Qual’è dunque la reale finalità di questa iniziativa? Si tratta di una questione ecologica o economica?

Certamente si può asserire che se l’obbiettivo fosse davvero quello di aiutare queste persone, occorrerebbe quantomeno valutare i diversi motivi per cui si diventa hikikomoro. Un tale ragionamento metterebbe in luce il rovescio delle medaglie riciclate, ponendo in discussione anche quelle “nobili iniziative” che fungono da quadri bellissimi affissi sulle ampie pareti di palazzi immensi e maestosi con il solo scopo di nascondere casseforti colme di lingotti dal valore inestimabile.

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