TRAPIANTO DI ORGANI: IL VATICANO INVITA LA CINA A VIGILARE

TRAPIANTO DI ORGANI: IL VATICANO INVITA LA CINA A VIGILARE

access_time 2 anni ago

“Il prelievo forzato di organi dai condannati a morte potrebbe essere ancora in corso”

Un funzionario incaricato di revisionare il programma relativo al trapianto di organi in Cina ha  asserito che nel paese potrebbe ancora essere alta la probabilità di utilizzare organi provenienti dal mercato nero, nonostante tale pratica risulti essere tecnicamente non tollerata.

L’esternazione è stata fatta da Huang Jiefu, un ex vice ministro della salute cinese, il quale ha partecipato in Vaticano al vertice organizzato dalla Pontificia Accademia per le Scienze lo scorso 7 e 8 Febbraio. Il meeting ha ospitato le delegazioni dei paesi interessati direttamente o indirettamente dalla compravendita illecita di materiale umano, tra i quali spiccano anche: India, Filippine, Indonesia, Thailandia, Cambogia, Korea, Spagna, Italia, Polonia, Moldavia, Inghilterra, Usa, Pakistan, Bangladesh. Molti attivisti a sostegno dei diritti umani ed esperti di etica medica hanno espresso forti obiezioni nei confronti dell’inclusione di Huang in tale incontro. Secondo il loro punto di vista dandogli la possibililità di intervenire, il Vaticano ha rischiato di conferire una sorta di legittimità alle prassi eseguite in Cina, non sempre in continuità con i criteri previsti.

Così non è stato. Huang ha palesato difatti fin da subito una sorta di ammissione di colpa di fronte ai giornalisti sostenendo che: «Non vi è alcuna tolleranza per chi infrange le regole. Tuttavia, la Cina è un grande paese, con una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone. Quindi penso di poter affermare quasi certamente che in determinati casi del tutto eccezionali, potrebbe verificarsi ancora qualche illecito».

In Cina attualmente la richiesta di trapianti è elevatissima, ma sono solo circa 10.000 le operazioni eseguite ogni anno secondo il Ministero della Salute. La scarsità di organi disponibili ha portato in passato ad un fiorente mercato nero degli stessi, messo al bando almeno teoricamente, già dal 2007 con una legge varata dal Governo che ne proibiva il traffico e la donazione da parte di persone che non fossero familiari diretti dell’interessato.

Huang, considerato a lungo una figura controversa nel mondo del trapianto, ha sostenuto che il traffico potrebbe essere arginato attraverso la creazione di una task force internazionale guidata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante ciò, gli esperti hanno messo in dubbio la sua valutazione riguardo all’attuale situazione, accusando la Cina di utilizzare molto probabilmente ancora sistematicamente gli organi dei condannati a morte al fine di soddisfare una domanda schiacciante. Il Governo Cinese si difende sostenendo che a causa dell’elevata densità demografica le verifiche non sempre sono facili da espletare e di conseguenza al momento non è nelle condizioni di poter fornire dei dati oggettivi. 

Nicholas Bequelin, il direttore est-asiatico di Amnesty International, sostiene che:

«Il numero dei detenuti in Cina sottoposti alla pena di morte ogni anno è un segreto di stato, anche se le stime ottenute per mezzo delle nostre indagini ci dicono che attualmente varia da 3.000 a 7.000. Loro non hanno concluso la pratica e non si fermeranno perchè ne hanno estremamente bisogno. La domanda attualmente supera di gran lunga la possibile risposta. I dettagli dei nostri studi sono veramente tristi. La Cina oltre a non aver aderito alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle procedure che i medici dovrebbero impiegare nel caso di una persona legalmente deceduta, in alcuni casi, avrebbe soprasseduto alla rimozione degli organi avvenuta prima che il prigioniero fosse considerato clinicamente morto così come previsto dagli standard internazionali. Occorrono maggiore chiarezza e più dettagli riguardo ai dati della persona, il giorno, il motivo, i tempi e le modalità di esecuzione. Attualmente tutte informazioni negate, nascoste o quando presenti non attendibili».

Il Vaticano, per mezzo della Pontificia Accademia delle Scienze esprime la sua disapprovazione, rammentando che:

«Il traffico di organi viola i principi di giustizia, uguaglianza e rispetto della dignità umana». Esso «è diventato anche una forma di schiavitù che sfrutta i lavoratori in condizioni di povertà, le popolazioni migranti, i rifugiati in fuga dai genocidi commessi nei loro Paesi di origine, i prigionieri giustiziati e i minori. In una parola: i diseredati e gli esclusi». L’obbiettivo è quello di: «creare una maggiore consapevolezza della portata e della gravità di questo dramma in corso», in modo tale da «porre le fondamenta per la ricerca di soluzioni appropriate, sulla base della dignità umana, della libertà, della giustizia e della pace».

Huang ha concluso la sua relazione con una frase di Confucio, attraverso la quale sosteneva che: «Gli errori dell’uomo superiore sono simili alle eclissi di sole e di luna. Tutti se ne accorgono quando sbaglia, e tutti lo ammirano quando si ravvede». Il resto del mondo abitato dall’ “uomo inferiore”, per il momento, aspetta con ansia di poter inchinarsi dinnanzi alla grande “Repubblica Popolare Cinese” in segno di ammirazione per ever compiuto finalmente un gesto umano nei confronti dei condannati e soprattutto della persona che conserva comunque la propria dignità, anche nell’errore, elogiandola magari con altre parole dello stesso saggio cinese che recitano così: «Se nel prossimo vedi il buono, imitalo; se nel prossimo vedi il male, guardati dentro».

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