VENDITA DI SPERMA PER RISANARE LE CASSE DELL’AZIENDA SANITARIA

VENDITA DI SPERMA PER RISANARE LE CASSE DELL’AZIENDA SANITARIA

access_time 2 anni ago

Un ospedale pubblico in preda ad un deficit economico che ammonta a milioni di sterline, gestito dal National Health Service (NHS) di Londra, ovvero il servizio sanitario nazionale presente nel Regno Unito, ha la seria intenzione di creare una banca del seme dove i ricavi delle vendite sarebbero destinati al risanamento delle casse dell’azienda. La novità è stata lanciata dal Whittington Hospital di Highgate, a nord di Londra, con l’artificio di “far fronte alle ormai troppe coppie infertili costrette a comprare il seme da cliniche private oppure da fornitori on-line e all’estero”.

Il Daily Mail riporta le parole di Erica Foster, embriologa presso il citato nosocomio, la quale ha dichiarato che: «Questa potrebbe essere un’ottima entrata economica per l’azienda ospedaliera. Una fiala di sperma attualmente costa circa £ 900 sterline. Da un’eiaculazione se ne possono ottenere tre. Certo, il prezzo dovrà essere un pò abbassato, in quanto nel nostro caso si tratta pur sempre di una struttura pubblica».

Lo scopo sarebbe quello di mettere a proprio agio molte coppie offrendo la possibilità di acquistare il seme da una struttura che fa capo al sistema sanitario nazionale piuttosto che da siti web sconosciuti o addirittura da banche del donatore straniere.

Continua: «La donazione del seme è un evento magico, l’atto più disinteressato che esista. Si può cambiare la vita delle persone con poco. Ma in questo paese è limitato il numero degli uomini disposti a farlo. È considerata una pratica anomala e squallida. In Danimarca ad esempio, appare come una sorta di “atto eroico”. La quantità di sperma proveniente da quelle zone è considerevole, eppure cosa c’è di diverso? In fondo solo la mentalità». 

La legge attualmente vieta solo il pagamento dei donatori. La prassi richiede a chiunque decida di donare il proprio seme di presentarsi in ospedale due volte a settimana, per un massimo di quattro mesi, astenendosi dal sesso e dalla masturbazione nei due giorni che precedono ogni visita, per poi essere esaminati nuovamente dopo sei mesi. È previsto un “rimborso spese” di £ 35 sterline per ogni donazione.

La Dottoressa Foster sostiene ancora: «La gente deve sapere che non garantedo questo tipo di prestazione il servizio sanitario nazionale sta declinando molto denaro all’estero e alle cliniche private. Se si guardano i siti web delle banche del seme prevedono letteralmente l’aggiunta del “prodotto” nel carrello, proprio come si fa su Amazon. Per me è molto più di questo. Voglio creare una tendenza diversa».

La banca del seme “non-profit” sarebbe gestita dalla Foster e dal ginecologo/consulente Gidon Liebermann.

«La nostra intenzione consiste nello sviluppo di un’opzione etica che tuteli i pazienti sullo stato di provenienza dello sperma, in cui ogni centesimo sarà destinato a tornare nelle casse del sistema sanitario nazionale. Non sono un oppositore del settore privato. Io stesso ci lavoro, ma penso che le persone dovrebbero avere la possibilità di optare per questa scelta anche all’interno del settore pubblico» dice Liebermann secondo lo stesso tabloid inglese, che conclude poi con delle rassicurazioni: «Anche se non è garantito l’anonimato, il bambino non potrà mai avere delle pretese sul donatore. E quest’ultimo non è tenuto a conoscere l’identità del destinatario».

Lamentarsi dei siti web che vendono lo sperma come se fosse uno dei tanti prodotti da comprare su un qualsiasi e-commerce o delle cliniche private che esguono prestazioni a scopo di lucro, avanzando poi l’intenzione di utilizzarlo per il risanamento dei conti di un’azienda ospedaliera pubblica, richiede molta sfacciataggine. Le posizioni sembrerebbero essere diverse, a tratti opposte. L’ultima apparentemente migliore delle due precedenti per l’espediente della collettività. In sostanza poi, nessuna traccia di etica perchè il fine strettamente economico è l’aspetto predominante in tutte. Anzi, la triste realtà consiste proprio nel fatto che il “prodotto” resta il medesimo mentre cambia solo il venditore in una concorrenza che diventa ancora più spietata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

content_copyCategorized under