VERONA: PERCHÈ LA MOZIONE CONTRARIA ALL’ABORTO NON È IN CONTRASTO CON LA LEGGE 194

VERONA: PERCHÈ LA MOZIONE CONTRARIA ALL’ABORTO NON È IN CONTRASTO CON LA LEGGE 194

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di Samuel Pisani

Lo scorso 5 ottobre il consiglio comunale di Verona ha avallato la mozione 434 che la definisce “città a favore della vita”, e abbraccia alcune misure “per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità”.

L’approvazione della mozione coincide con il quarantesimo anniversario della legge 194 del 1978 che ha depenalizzato l’aborto in Italia.

A conclusione del documento vengono espressi i 3 scopi della mozione 434 con la quale il consiglio impegna il sindaco e la giunta all’inserimento nel prossimo assestamento di bilancio di un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel comune di Verona come i progetti Gemma e Chiara, alla promozione del progetto “Culla segreta”, ed infine alla proclamazione ufficiale di Verona come “città a favore della vita”.

Il gruppo di attiviste contrarie a tale mozione, sostiene che in tal modo il Comune finanzierà “associazioni cattoliche a scopo di lucro che hanno l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto”.

Il “progetto Gemma” della Fondazione Vita Nova offre un contributo economico per la durata della gravidanza e l’anno successivo alle donne incinte che sarebbero intenzionate a “non accogliere il proprio bambino”.

Il “progetto Chiara” è stato ideato dal Centro diocesano di aiuto alla vita di Verona che si propone di fornire alimenti e beni di prima necessità o un piccolo contributo economico alle mamme sole in difficoltà.

La mozione prevede poi la promozione del progetto regionale “Culla segreta”, un progetto della Regione Veneto, attraveso la stampa e la diffusione di un manifesto da collocare all’interno dei consultori per segnalare la possibilità di partorire in modo sicuro e anonimo negli ospedali, così come previsto dalla legge vigente.

Nel documento approvato dal Comune vengono espresse pure perplessità reali sull’interruzione di gravidanza, facendo chiari riferimenti alle mancata pubblicazione dei dati scientifici relativi alle conseguenze sulla salute fisica e psichica della donna dovute all’aborto chirurgico, alla possibilità di abortire in base alla presunta presenza di malformazioni riguardanti il feto rilevate per mezzo delle varie modalità di diagnosi prenatale, alla “cultura dello scarto” egemone a causa anche della diffusione della pillola abortiva RU486.

È vero che la 194 prevede l’obiezione di coscienza, praticata in Italia da circa il 70% del personale sanitario nazionale, è altrettanto reale però che tale mozione non fa altro che attuare quanto previsto dall’art. 1 della 194/1978:

«Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».

Niente di eclatante dunque, si tratta di un atto legittimo che ha lo scopo di ribadire e addirittura promuovere quanto già previsto a livello nazionale da una legge voluta a tutti i costi da coloro che sono a favore dell’interruzione volontaria di gravidanza. Dinnanzi a situazioni come questa occorre ricordare che…”Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

MOZIONE 434 COMUNE DI VERONA

LEGGE 22 MAGGIO 1978, N. 194

 

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