VIETATO “INTIMIDIRE” LE DONNE SULL’ABORTO ATTRAVERSO I SITI WEB

VIETATO “INTIMIDIRE” LE DONNE SULL’ABORTO ATTRAVERSO I SITI WEB

access_time 2 anni ago

Il Governo Francese cerca di incriminare i siti che esprimono posizioni a favore della vita umana nascente

L’Assemblea Nazionale Francese, il 23 novembre scorso, ha approvato in prima lettura un piano per contrastare penalmente quei siti d’informazione che attraverso servizi ufficiali, corredati da numeri di assistenza gratuiti, promuovono una propaganda antiabortiva che indurrebbe le donne a non porre fine ad una gravidanza.

La proposta del governo socialista vuole perseguire l’obbiettivo di condannare qualsiasi sito web che deliberatamente fuorvii, intimidisca o «eserciti pressione psicologica e morale» su qualsiasi donna che cercasse delle informazioni su come operare una possibile interruzione di gravidanza, attraverso una pena che prevede la possibile reclusione fino a due anni e una sanzione pecuniaria di 30.000€.

La questione ha scatenato una miriade di polemiche. La socialista Laurence Rossignol, Ministro delle Famiglie e dei Diritti delle donne, ha dichiarato che il governo non sta cercando di reprimere le opinioni antiabortive in generale, quanto piuttosto di limitare quei siti che a suo parere,  nascondono la loro vera natura ideologica manipolando le donne attraverso una “insidiosa pressione”.

I deputati della destra all’opposizione si sono schierati fermamente contro tale proposta di legge. Dominique Tian, deputato repubblicano, ha asserito che si percepisce «un clima estremamente pesante in parlamento», accusando il governo di «attaccare la libertà di espressione» e definendo la posizione presa dal governo «pericolosa per la democrazia e quasi certamente anche anticostituzionale», assicurando infine che il suo partito farà il possibile per ostacolarla.

La questione dell’aborto ha occupato un posto prvilegiato anche durante la corsa alle primarie organizzate per scegliere i candidati alla presidenza. François Fillon, che ha vinto la nomina per il centrodestra francese, ora  favorito per vincere la presidenza il prossimo anno, ha affermato che a causa della sua personale fede cristiana «non può essere favorevole all’interruzione volontaria della gravidanza». Durante la sua campagna elettorale, tuttavia, ha sottolineato che in ogni caso non apporterà alcuna modifica alla legge sull’aborto francese.

Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza Episcopale Francese, dopo aver comunicato il proprio disappunto ad Hollande ha definito tale provvedimento «una minaccia per la libertà di coscienza» e un «un gravissimo attacco ai principi della sovranità popolare», sostenendo che il governo non può agire come se fosse «un corpo di polizia volto ad ammanettare il pensiero».

Lo scorso 7 dicembre il testo è stato approvato con delle modifiche apportate dal Senato, che ha esteso il provvedimento a «qualsiasi mezzo che mediante la diffusione e la trasmissione di notizie per via elettronica o tramite accuse espresse in forma di dichiarazioni» abbia lo scopo di indurre intenzionalmente le persone a non abortire.

Dunque per tali motivi dovrà tornare in Assemblea Nazionale per essere ridiscusso e rivotato.

L’obiettivo del governo è quello di farlo approvare definitivamente entro la fine di febbraio a causa delle elezioni presidenziali che si terranno tra aprile e maggio.

A questo punto resta solo da capire se prevarrà la coerenza nei confronti del celeberrimo monito tanto caro ai francesi «Vivere liberi o morire» o se sarà il caso di iniziare a scrivere l’epitaffio.

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